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Centro storico, un teatro permanente

Data: Saturday, 04 January 2025 19:01

di Maria Adele Teti

Il libro della sottostritta “Le Pietre Raccontano Catanzaro Tra X E XVIII Secolo. Linee Di Ricerca Per La Rigenerazione Dei Centri Storici”, presentato con grande affluenza di pubblico il quattro novembre alla Camera di Commercio, oltre a ricostruire in modo puntuale le fasi di sviluppo di Catanzaro vuole essere uno strumento di lavoro per la rivitalizzazione del centro storico.

 

La storia riuscirà a salvare il centro storico e la città con i suoi molteplici paesaggi? E’ la domanda che mi sono posta poiché il centro si spopola, deperisce, perde il suo significato e con esso anche la capacità di attrarre.

 

Ricostruire le fasi storiche è dunque il tentativo di dare valore ad ambiti che si sono degradati e hanno perso significato. E’ il caso della parte a sud della città quella che si estende dalla Vallotta a S. Maria di Mezzogiorno che è l’area dove la città si è sviluppata fino all’XI secolo: un’area oggi degradata che si deve far rivivere poiche è il nucleo originario, il Kastron della Città bizantina.

 

La viabilità storica, illustrata nel volume, è un vero reperto archeologico che si deve rivalutare assieme alle espansioni del XII-XIII secolo che si attestano lungo la circonvallazione che si sviluppa lungo il perimetro interno da Montecorvino fino a via Poerio e dalla via de Grazia fino a via XX Settembre: La città Normanna-Sveva. Il fulcro, anche amministrativo, della città del XII secolo è piazza La Russa (Le Cocole) che oggi si presenta degradata e spopolata. Dare significato a questi ambiti urbani vuol dire rivalutare il patrimonio edilizio, la struttura commerciale e del tempo libero, non escluso gli ambiti destinati alla ristorazione che nei centri storici assumono un significato centrale. Che fare? Prima cosa attrarre visitatori attraverso i suoi monumenti spesso chiusi al pubblico.

Purtroppo credo che l’amministrazione comunale intenda ancora operare sul Corso Mazzini, ormai snaturato per eccesso di progettazione ed azioni distruttive, a cominciare dallo sventramento post-unitario, da quelli operato nel periodo fascista e in seguito nel 1975 con l’abbattimento del palazzo Serravalle, la costruzione della Banca D’Italia e del Banco di Napoli.

Complessivamente l’antica via Capoana, tracciata nel 1256 all’orchè i frati francescani d’Assisi si insediarono in città e in seguito arricchita di palazzi, di bellissime chiese e conventi è diventata un ibrido di stili e di forme.

Oggi cosa si prevede? intervenire sull’area del Serravalle dove si attestano i giardinetti e gli unici alberi del centro storico, al fine di costruire una piazza con attrezzature: un progetto che, assieme alla riprogettazione dell’area ex scuola Mazzini, fa parte di un unico finanziamento la cui progettazione sarà definita attraverso un bando pubblico per la progettazione.

Si punta ancora sul nuovo piu’ che sul recupero dell’esistente che deperisce sempre di più. Perché con quei soldi non acquistare Palazzo Fazzari, forse venduto recentemente a privati ,e non riprogettare il garage posto a servizio del tetro, maggiormente accessibile rispetto alla Mazzini’, che giace inutilizzato? Ma si tratta di visione diversa dei problemi.

Molti comuni si sono trovati nella necessità di reinventare la fruizione del costruito, soprattutto delle parti storiche, mettendo in opera strategie idonee e diversificate. Per Catanzaro la fruizione non può che essere polivalente facendo leva su più azioni congiunte.

E’ necessario che i cittadini si facciano promotori della salvezza complessiva. Alcune proposte si stanno facendo avanti ma, a fronte di un degrado crescente stentano a trovare un sentire comune e un progetto definitivo che ponga nel giusto ambito le valenze storiche assieme alla ricerca di nuovi “Brand”, spesso effimeri.

Per me il centro deve essere un teatro all’aperto, permanente dove ogni sabato, non solo durante la notte piccante, si organizzano eventi, piccoli ma in grado di attrarre persone dalla stessa città e dal contado: UN TEATRO a CIELO APERTO, al fine di sfruttare tutte le capacità organizzative dei giovani e meno giovani: si canta, si balla, si mangia, si ascolta, si guarda le valenze storiche, si parla, si compra, con una speciale Card nel centro storico: questo è il decalogo su cui articolare le attività facendo perno sulle strutture esistenti: Accademia di belle arti, Conservatorio, Associazioni, gruppi rock, scuola di danza, Street art, ristorazione e guide in grado di illustrare le tante bellezze storico-culturali. Preghiamo uno schef stellato di inventare un panino per la città che deve essere venduto assieme al morzello. Anche i molti locali sfitti dovranno trovare nuova vita attraverso accordi tra proprietari, Comune e giovani e meno giovaniro rimarrà deserto come ora il degrado sarà irreversibile.

 

Categoria: Arte E Cultura

Fonte: catanzaroinforma.it