
Data: Tuesday, 16 June 2026 09:45
La Regione Calabria porta davanti alla Corte costituzionale la nuova disciplina statale sulle concessioni demaniali marittime. Con una delibera approvata il 9 giugno scorso, la Giunta regionale ha deciso di promuovere un ricorso ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione contro l’articolo 8 del decreto legge n. 32 del 2026, successivamente convertito nella legge n. 71 dell’8 maggio scorso.
Al centro della contestazione c’è la previsione che attribuisce al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il compito di predisporre un bando-tipo nazionale per l’affidamento delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali destinate ad attività turistico-ricreative e sportive. Una scelta che, secondo la Regione Calabria, rischia di comprimere le competenze legislative e amministrative attribuite alle Regioni e agli enti locali.
Nella delibera, l’esecutivo regionale sostiene che la disciplina delle concessioni non riguarda esclusivamente la concorrenza e il mercato, ma coinvolge una pluralità di materie che la Costituzione affida, in tutto o in parte, alle Regioni. Tra queste figurano il turismo, il governo del territorio, la tutela ambientale, la valorizzazione delle coste, la pianificazione degli arenili e la gestione delle attività turistico-ricreative.
La Regione ricorda inoltre che le funzioni amministrative relative al rilascio delle concessioni demaniali sono state trasferite alle Regioni e, nella maggior parte dei casi, esercitate dai Comuni, mentre alle amministrazioni regionali spettano compiti di programmazione, indirizzo e pianificazione. In Calabria tali competenze sono disciplinate dalla legge regionale n. 17 del 2005 sul demanio marittimo.
Secondo la Giunta, il bando-tipo previsto dalla normativa statale rappresenterebbe un’ingerenza non giustificata nelle attribuzioni regionali. Nel ricorso si sostiene infatti che la norma statale non individui in maniera sufficientemente precisa le ragioni che renderebbero necessario accentrare tale funzione in capo allo Stato, violando i principi costituzionali di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione.
Un ulteriore elemento di contestazione riguarda il coinvolgimento delle Regioni nel procedimento. La disposizione prevede infatti che lo schema di bando venga sottoposto alla Conferenza Unificata per l’acquisizione di un semplice parere. Per la Calabria, invece, considerata l’ampiezza delle competenze regionali interessate, sarebbe stato necessario prevedere forme più forti di partecipazione e condivisione, fondate sul principio della leale collaborazione tra Stato e Regioni.
La decisione della Giunta apre così un nuovo fronte istituzionale sul tema delle concessioni balneari, una materia da anni al centro del confronto tra Stato, Regioni, Comuni e operatori economici. Sarà ora la Corte costituzionale a stabilire se la norma contestata rispetti o meno il riparto delle competenze previsto dalla Carta e se il nuovo sistema nazionale per l’affidamento delle concessioni possa convivere con le prerogative riconosciute ai territori.
Categoria: Cronaca
Fonte: catanzaroinforma.it