
Data: Sunday, 21 June 2026 08:32
Sembrerebbe strano eppure le cabine balneari hanno, in realtà, una loro storia. Simbolo di un passato non troppo lontano hanno accompagnato la vita balneare di tante famiglie, restando il punto fermo di numerosi stabilimenti balneari. La loro storia inizia nel XVIII secolo, ma con un fine completamente diverso.
Le origini. Siamo nel Regno Unito e l’alta aristocrazia, nella metà del ‘700, iniziò a frequentare le spiagge, dando meriti salutari alle acque del mare. Tuttavia il decoro da mantenere fece sì che si ideassero delle “cabine balneari mobili”, dei carri con ruote (interamente coperti) trainati da cavalli, che venivano posizionati direttamente in mare, permettendo alle persone di cambiarsi lontano da occhi indiscreti. L’idea che l’acqua del mare giovasse alla salute trovò conferma anche nelle spiagge italiane e fu nel 1740 che in diverse parti nella nostra penisola (specie in Versilia) le spiagge venivano frequentate da soggetti con problemi respiratori, come tubercolosi e bronchite cronica. Per questa motivazione le cabine vennero realizzate fronte mare e provviste di apposito terrazzino proprio per dare possibilità al paziente di respirare l’aria del mare.
Il cambiamento. Il progresso diede una profonda svolta e anche le cabine cambiarono la loro destinazione d’uso. Infatti nel XIX e XX secolo le spiagge divennero luogo ricreativo, tralasciando il fine “salutare”, l’evolvere della moda offrì l’uso del costume escludendo le inibizioni del passato e così le nuove esigenze fecero sì che anche le cabine avessero una funzione diversa. Il sorgere degli stabilimenti balneari, prima seguendo il modello “palafitta” e conseguentemente anche in muratura, diede alle cabine un ruolo determinante, iniziando ad essere usate nelle ore passate in spiaggia, per un momento di privacy nel cambiarsi o luogo dove riporre gli oggetti personali. Le cabine, pertanto, divennero un simbolo degli stabilimenti balneari italiani con i loro colori, il loro design e le proprie peculiarità. Addirittura il piccolo manufatto spesso passava di famiglia in famiglia, detenendo il diritto d’uso con regolare pagamento effettuato all’Azienda di Soggiorno.
Le cabine balneari nella Marina di Catanzaro. Il loro intramontabile fascino non potrà certo fare dimenticare ciò che rappresentarono le cabine balneari nella Marina di Catanzaro. Nate con i primi stabilimenti balneari, anche la costa catanzarese vide, negli albori della loro nascita, la divisione dell’uso delle cabine tra “uomini” e “donne” proprio per avere una maggiore privacy. Quelle delle donne erano in numero maggiore rispetto a quelle degli uomini e, questi ultimi, potevano accedervi solo se sposati. I costi variavano, se in uso a marito e moglie L. 1,50, viceversa L. 0,80. I lidi Geniuzza, Greco, Azzurro, Anapi, Mancuso, Sirena, quello delle Poste e il mitico Miramare furono i lidi più frequentati dagli anni ’60 in poi e, abbandonato il classico ombrellone con tenda, ci si adeguava ai tempi usando le cabine in legno che venivano posizionate sulla spiaggia, un tempo molto ampia, tant’è che le lunghe file delle piccole strutture potevano comodamente trovare posto.
Azzurre, bianche o molte volte anche colorate di rosso, erano sinonimo di vacanze, mare e giochi sulla spiaggia, in genere ad usarle erano le famiglie, un classico della vacanza avendo prenotato l’ombrellone al lido prescelto. Aumentando la richiesta, il loro numero crebbe, tant’è che venivano numerate così come la stessa fila, ogni lido pare avesse circa 40/50 “baracchine” (così erano denominate) a disposizione dei bagnanti.
“La spiaggia della Marina – dice Massimo Scarfone residente da sempre nella Marina di Catanzaro – nel periodo estivo era stracolma di bagnanti, all’epoca era quella più frequentata. Da ragazzo facevo il bagnino al lido Anapi e insieme al mio amico Uccio Panzino curavamo la spiaggia, la sera si toglievano tutti gli ombrelloni, rimaneva solo la parte del palo inferiore nella sabbia e al mattino seguente si dovevano sistemare nuovamente. Fra le tante cose da fare, ci prendevamo cura anche delle cabine che venivano tutte ripulite”. “Le baracchine – aggiunge – erano un appoggio per chi passava tutta la giornata al mare, nella Marina affluivano anche i bagnanti dei paesi limitrofi che arrivavano con i pullman preposti al trasporto estivo dei bagnanti. Lo stare tutto il giorno in spiaggia dava la necessità dell’uso della cabina, infatti era lì che si depositava tutto, anche il cibo che poi si sarebbe consumato, dalla pasta al forno ai panini”.
L’evoluzione e la loro scomparsa. Nel tempo molte cose hanno subito una evoluzione e in questo anche le norme relative alle spiagge. Anche per gli stabilimenti balneari le regole sono cambiate, alcuni lidi, quelli storici, non ci sono più e le mitiche cabine, tranne in pochi casi in cui ancora resistono, sono tutte scomparse. Eppure ogni cabina aveva la sua storia, rappresentando una seconda casa: all’interno si riponevano i costumi, i secchielli e le palette, i sassolini raccolti e il cibo che si consumava durante la giornata. La loro immagine nelle vecchie foto riporta a quando la spiaggia diventava un luogo affettivo, familiare e ancora si percepisce quel particolare odore di legno e vernice che rinnovano i bei ricordi di tante stagioni estive.
Categoria: Cronaca
Fonte: catanzaroinforma.it